
Coop Italia è stata la prima catena di supermercati in Europa a inserire i prodotti biologici nel proprio assortimento. Sembra tuttavia che non abbia ancora pieno controllo della filiera dall’agricoltore al consumatore (almeno non nel caso di Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa del sistema Coop Italia).
Non è la prima volta che torno a casa e mi accorgo che in un sacchetto preconfezionato uno dei tre limoni «bio» è ammuffito, tre carote «bio» nella confezione da 500 g stanno iniziando a marcire, e altre sorprese di questo tipo. I difetti non sono riconoscibili al momento dell’acquisto, poiché l’offerta – che in realtà sarebbe quella normale, perché più sana per noi e per l’ambiente – permette solo di scegliere tra un sacchetto e l’altro, mentre nell’offerta meno sana e quindi non normale è possibile scegliere tra i singoli pezzi.
Oggi ho raggiunto il punto in cui mi sono davvero arrabbiata: su tre bulbi d’aglio «bio» confezionati in una rete, due erano ammuffiti da buttare, del terzo sono riuscito a salvare appena sei spicchi, a patto che li consumi ancora oggi.
Che senso ha una produzione rispettosa dell’ambiente se poi si trascura la qualità?
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